Più di un secolo fa, due avventurosi piemontesi – l’ingegner Erminio Sella (nipote dello statista Quintino) e l’avvocato Edgardo Mosca – sbarcarono in Sardegna, nei pressi di Alghero, decisi a creare un grande vivaio di per la rigenerazione del patrimonio vitato europeo. Guardarono con occhi nuovi la natura incolta, si innamorarono di lei e con lei crearono Sella & Mosca. Nel 1899 iniziarono la bonifica di vaste superfici di terreni paludosi, rimuovendo massi di arenaria, trachite e calcare e trasformandole in zone fertili. Questa prima esperienza agricola è stata il nucleo della realizzazione di una propria cantina, la cui costruzione fu ultimata nel 1903. Il successo del loro progetto non tardò: già nel 1906, all’Esposizione internazionale di Milano, Sella&Mosca conquistava un diploma d’onore e nel giugno 1910 ottenne una medaglia d’argento in Argentina, all’Esposizione internazionale di Agricoltura di Buenos Aires.
Fondata nel 1899, Sella & Mosca è una delle più grandi aziende vitivinicole d’Europa. La sua storia affonda le radici nella lotta contro la fillossera, che devastò i vigneti europei a fine Ottocento, e nella visione dei suoi fondatori, convinti che la bellezza della natura potesse trasformarsi in valore per la collettività. Nel 2016 la Famiglia Moretti ha valorizzato questo patrimonio, interpretandolo come una vera e propria “città ideale”.
Un emblema dell'identità locale
Oggi Sella&Mosca è una tenuta immensa, una delle più grandi d’Europa. Nel cuore della tenuta si trovano le vigne, le cantine, le abitazioni rurali e una chiesetta. Edifici che, oggi come allora, sono il riferimento per quanti condividono o desiderano scoprire la fierezza di una vitivinicoltura che – accanto a ricerca e innovazione – è salvaguardia dell’ambiente, rispetto della biodiversità, orgoglio per la propria storia, conoscenza e valorizzazione dei prodotti e dei saperi del territorio. Grazie all’impegno della Famiglia Moretti, il borgo storico, con la cantina che ospita uno straordinario museo storico del vino, l’oasi naturalistica e il sito archeologico nuragico legato alla necropoli di Anghelu Ruju sono assurti a simboli concreti di un dialogo tra passato e presente, tra memoria e innovazione. Qui il vino non è solo prodotto agricolo, ma strumento di conoscenza e veicolo di condivisione, un ponte tra generazioni e culture.