Cultura Territorio Franciacorta

Un omaggio alla libertà e alla creatività in un paesaggio già scolpito dall’ingegno dell’uomo

Agli inizi degli anni Duemila, per celebrare il passaggio del cammino dell’umanità dal Secondo al Terzo Millennio, la Famiglia Moretti diede vita al Premio di Scultura Terzo Millennio, che trovò attuazione concreta nel Parco delle Sculture di Franciacorta, con l’obiettivo di unire arte contemporanea e identità del territorio.

Un parco permanente

Opere capaci di trasformare la materia in visione

Il forte richiamo del bando determinò la partecipazione di ben 737 giovani artisti “under 30” che inviarono i propri progetti alla giuria, presieduta da Pierre Restany. Ai dieci vincitori venne data la possibilità di vedere la propria opera realizzata ed installata in modo permanente nei luoghi di Terra Moretti che comprendono ben 61 ettari di parco. Al primo posto fu Fiore di Pietra del giovane artista leccese Salvatore Sava. Le pietre naturali scelte per la realizzazione dell’opera sono state fissate all’estremità di lunghi gambi di ferro e “posate” nel verde, proprio come un fiore. Seconda classificata fu la giapponese Maki Nakamura con My Inside, una scultura in marmo bianco di Carrara a forma di tronco d’albero liscio, levigato all’esterno, cavo e ruvido al suo interno, al quale è possibile accedervi una persona per volta. Al terzo posto, La casa orizzontale del veneto Giorgio Spiller, inserita in una collina verde appositamente realizzata. È una grande fenditura che si contrappone fortemente alla consuetudinarie sculture verticali, dedicata alla Madre Terra.

In dialogo con vigne e paesaggi

Le altre opere finaliste, premiate ex-aequo, furono: Porte del Pensiero in cor-ten del veneto Simon Benetton, Memore-illusion dell’ungherese Nissim Merkado, Piccolo Mausoleo all’uomo dell’abruzzese Mario Costantini, Mater Amabilis del bresciano Giuseppe Rivadossi, Eco di Giancarlo Marchese e Dodici Angeli della polacca Dorata Koziara, l’unica progettata per essere collocata all’interno. L’opera ChromOculus dell’americano Ray King è forse la più suggestiva: l’artista, utilizzando vetri catadiottrici montati su una struttura in ferro, con luce del sole, realizza uno spettro di colori che continuano a cambiare e a trasformarsi con il movimento dell’osservatore, il quale si sente totalmente coinvolto. A queste opere si sono aggiunte nel tempo altre sculture, tra cui Polifonia e Afrodite dell’albanese Ilmi Kasemi e La Bagnante del bresciano Giuseppe Bergomi, Vertigine creata dall’artista Velasco Vitali e Grande Ellisse di Giuseppe Bergomi.

Le sculture, immerse tra vigne e paesaggi, sono divenute segni tangibili di speranza e di bellezza, simboli di un futuro da costruire attraverso creatività e dialogo.

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