Ogni cappella rappresenta un segno architettonico unico, pensato per invitare alla meditazione e al raccoglimento, ma anche per stimolare un dialogo universale tra cultura e fede. L’installazione, promossa dalla Fondazione Cini e curata dall’architetto Francesco Dal Co, è un’esperienza innovativa, in grado di testimoniare come l’architettura possa diventare veicolo di valori simbolici e strumenti di incontro. Location del padiglione della Santa Sede è il bosco all’estremità dell’isola di San Giorgio Maggiore, trasformatosi per l’occasione in luogo di meditazione, dove raccogliersi e riflettere, anche sull’architettura. Un’idea che prese come riferimento la Cappella nel Bosco del 1920 di Gunnar Asplund nel Cimitero di Stoccolma. Due, tra le dieci della installazione, sono le cappelle curate dalla Famiglia Moretti, che si è messa al servizio di un progetto in cui trova espressione il tema del rapporto tra l’uomo e l’infinito, all’insegna di una perfetta integrazione tra spazio edificato e spazio naturale. L’esperienza e il know-how costruttivo maturato nella prefabbricazione in cemento armato e in legno lamellare hanno dato vita alle cappelle progettate da Andrew Berman e Smiljan Radic.
Nel 2018 la Famiglia Moretti sostenne Vatican Chapels, un progetto di straordinario valore culturale e spirituale presentato dalla Santa Sede alla Biennale di Architettura di Venezia: la realizzazione di un percorso di cappelle, ideate da architetti internazionali con linguaggi diversi, capaci di coniugare spiritualità, arte contemporanea e natura.
Il Padiglione della Santa Sede
L’architetto Andrew Berman si è cimentato nell’utilizzo del legno, estrudendo un triangolo e sezionandolo, creando così una grande superficie inclinata. La cappella è rivestita all’esterno da lastre di plexiglass alveolare, che fanno intravedere la struttura portante interna in legno dipinto di nero. Sulla copertura è stata lasciata, in prossimità dell’altare, una parte semitrasparente dalla quale filtra una morbida luce. La copertura crea così un suggestivo gioco di luce/buio/luce nell’avvicinamento alla zona sacra. Un luogo di raccoglimento unico, per intensità e geometria, uno spazio di aggregazione e di scoperta, dove le persone possono sedersi e riflettere.Per il progetto Vatican Chapels, Smiljan Radic, architetto cileno tra i più innovativi e curiosi, ha tratto ispirazione dagli altarini votivi spontanei costruiti lungo le strade cilene. Una forma di devozione popolare, che riduce lo spazio sacro solo dimensionalmente ma non emotivamente. Un cilindro in calcestruzzo testurizzato, due lastre in vetro e un tronco di un albero decorticato, tre elementi che invitano all’ascensione dello spirito. Il tronco sostiene la copertura trasparente, che poggia su una grande trave in acciaio brunito posta in sommità, e, richiamando le due assi della croce, rappresenta il vettore dell’anima al cielo.